Stay Hopkins.

La Raffa mi fece aggraziatamente notare che “CAZZOOOOO!!! Quello è il sosia di Antony Hopkins!!!” in una sera come un’altra all’Arena di Verona. No beh, non era una sera come un’altra, era l’ultima rappresentazione della stagione, che si concludeva (tanto per cambiare) con Aida.

Quest’anno Aida era partita male, durante il primo mese di spettacoli aveva piovuto/grandinato/eccetera solo nelle serate EgizieEtiopi. In più quest’anno la scenografia, del grande maestro DeBosio, riadattata da quella del 1913 (giusto maestro?), prevedeva un velario durante l’ultima scena, quella in cui “sischiuh-uhdesischiuh-uhdeeeeilcieeeeel”, e quindi se il tempo peggiorava il velario si sollevava a manetta con il rischio di far crollare tutto il colonnato della scena finale. Una sera è quasi successo davvero.

Insomma, non era stato un buon inizio per la povera Aida, però poi le cose si erano aggiustate e per un mese e mezzo non c’erano più stati problemi. L’ultima sera però tutto era strano: il cielo era nero, venteggiava, lampeggiava, c’era Aida (dettaglio, come abbiamo visto, non trascurabile) e noi lavoratori eravamo stanchi e non vedevamo l’ora di uscire per far baldoria tutti insieme. In più lui, che ci assomigliava davvero ad Antony, se non fosse stato per il fatto che era palesemente veneto… ecco come far perdere tutto il fascino ad un attore: ascoltandolo con la sua vera voce (e non doppiato come faciamo noi in Italia) o ascoltando un sosia veneto parlare. TERRIBBBBILE!!!

Io e la Raffa eravamo seriamente intenzionate a chiedergli un autografo o quantomeno di farsi fare un foto con noi, ma non sarebbe stato professionale. E noi eravamo decisamente profesionali (…). Comunqe tutta questa serie di avvenimenti/eventi facevano presupporre una serata all’insegna della pioggia e degli uragani, e questo significava rimanere lì, al freddo, all’aperto, con una sfigatissima divisa composta da polo blu a maniche corte e gonna finché la Direzione di Scena non avesse deciso le sorti dell’opera. Il che poteva avvenire anche a morte sopraggiunta delle nostre amatissime Sottoscritta & Raffa.

Pensate che a fine stagione ci hanno battezzate “gli angeli del lato San Niccolò”, la dice lunga no? Mesi e mesi a sorbirci le pezze di Fabbri, le battute del Ligio, il rengekyo e il merdalaif, i vari leinonsachisonoio, il tutto senza impazzire e senza combinare guai, direi che è da angeli. Che ora però si son rotti i cosìddetti e vogliono solo staccare la spina. A cominciare da un giro in bici, che ho fatto ieri mattina, e durante il quale ho visto L U I.

Il sosia di Antony Hopkins.

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