My Point of View

Non vorrei sembrare megalomane paragonandomi ad Andy, ma anche io come faceva lui porto la mia macchina fotografica ovunque vado. Ed è proprio vero che “avere un nuovo rullino da sviluppare mi dà una buona ragione per svegliarmi la mattina”.

Mi sono sempre piaciute la pittura, la fotografia, le sculture, ma non pensavo che un giorno sarei riuscita a vedere ogni momento della mia quotidianità come arte. Quando metto i piedi sulla soffie erba non sento solo le magnifiche sensazioni che mi porta, ma vedo il dettaglio, l’orma della pecora che l’ha brucata, la farfalla che si posa su un filo di fieno caduto da un covone. Quando parlo con una persona non cerco più di capire soltanto se mi posso fidare o meno, ma guardo ogni microespressione del suo viso e riesco a capire anche il motivo della mia simpatia o antipatia nei suoi confronti.

Con un obiettivo a filtrare il nostro sguardo, non percepiamo più il mondo “a pelle”, ma lo reinterpretiamo in innumerevoli modi.

La prima fotocamera che ho utilizzato era una Lumix digitale, con quella facevo solo foto da turista, ancora non avevo capito cosa significava sentire il soggetto. L’avevo portata con me durante un viaggio in Russia, avevo catturato centinaia di inutili cartoline, ma da mostrare ai parenti vanno sempre più che bene. Visitando un mercato rionale a San Pietroburgo sento un signore che mi urla “ragazza, ragazza!!!”, e io non capisco cosa vuole da me, ma mi avevano detto di non fidarmi di nessuno, perché ero una turista e avrebbero cercato di fregarmi (tutto il mondo è paese…). Purtroppo il poveretto cercava solo di avvisarmi che mi stavano rubando la già menzionata Lumix, e mi sono accorta del furto solo la sera prima di partire per Mosca. Ci sono rimasta tanto male, e i miei genitori si sono giustamente arrabbiati perché era la fotocamera di famiglia, ma non potevo certo prevederlo! Sbagliando si impara.

Qualche anno dopo esprimo il desiderio di poter imparare a fotografare, complice la mia amica Marianna che aveva già fatto un corso di fotografia e stampa analogica, che mi aveva affascinato non poco. Contrariamente ad ogni mia aspettativa, mio papà mi propone di iniziare con la sua vecchia reflex Ricoh, per vedere se mi piace e se è una passione che penso di coltivare. Non credo ci sia bisogno di dire che il primo rullino fu un disastro! Bruciai tanti scatti e molti altri erano completamente inutili, fuori fuoco, mal bilanciati… uno schifo! Ma non mi persi d’animo e chiesi più spiegazioni sul funzionamento della macchina.

In poco tempo imparai a fare delle belle foto, a scegliere le angolazioni giuste e i tempi di posa adeguati. Inizia la mia predilezione per i ritratti e per le foto notturne. La mia armatura era standard: corpo macchina, obiettivo 50mm, copri obiettivo e tracolla blu con scritto ITALIA. Così munita ho fotografato Barcellona, Roma, feste con gli amici (notturne!), animali, ritratti. Su una montagna di rullini, avrò bruciato sì o no 10 fotogrammi. Potevo ancora raggiungere la perfezione! La mia tecnica poi mi permetteva di risparmiare, perché una volta completato il rullino lo portavo da Samanta che me ne faceva solo lo sviluppo del negativo, ch scannerizzavo a casa mia creando subito il file digitale.

Poi, dopo poco più di un anno dall’inizio della collaborazione con la Ricoh, il mio mio exragazzo mi regala una nuova reflex, digitale, la Nikon D3000. Ero al settimo cielo! Però mi resi subito conto dei miei limiti: ora dovevo scegliere molte più impostazioni, e le foto non venivano mai come volevo io. Ci misi più tempo con la Nikon che con la Ricoh. La mia nuova amica mi accompagnò in Liguria, dove ho avuto la fortuna di vedere, prima che andassero distrutte dalle recenti alluvioni, le Cinque Terre, Olanda e Germania, fu testimone di matrimoni, feste e ampliamento della mia famiglia canina. La vecchia Ricoh invece passò nelle mani di mio fratello, al quale portò un’ispirazione non indifferente.

Con la Nikon i miei scattisono migliorati per quanto riguarda la qualità, e il fatto di poter vedere immediatamente la foto mi aiuta a correggermi istantaneamente. E’ incredibile, perché dietro alle foto ci sono sempre io, ma cambia il mio modo di fotografare in base alla fotocamera che sto usando. Devo dire con Nikon non ho mai trovato lo stesso feeling che avevo con Ricoh, quindi l’ho ripresa con me.

Questa vecchia macchina fotografica mi spinge a cercare sempre lo scatto perfetto, e che ci crediate o no, mi riesce ogni volta! Poi il dover aspettare del tempo prima di vedere gli scatti (devo prima finire il rullino, poi lo sviluppo) mi fa immergere in un’atmosfera magica, che incita a fotografare ogni giorno, a guardare sempre il MIO punto di vista, la MIA emozione.

Un corpo macchina può sembrare freddo, ma in realtà se trova il compagno giusto il risultato sarà emozionante. Grazie Ricoh!

 

see more picture at Flickr, MaySwallow  http://www.flickr.com/photos/mayswallow/

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