A dangerous method

“Amore, ci guardiamo un film stasera? L’ho noleggiato e mi sembra strabello”

“Mmmmmh… sono un po’ in coma stasera, è un film-pacco?”

“No, no! Dai dev’essere bello, è con Keira Knightley!” … e alla fine ho dovuto cedere. Come negare al proprio ragazzo la soave visione di Keira?

Bene, il film inizia con l’attrice, che interpreta Sabina Spielrein, che urla e scalcia all’interno di una carrozza. Già qui ho iniziato a pentirmi di aver ceduto e di non essermi infilata sotto le coperte.

Poi invece il film inizia a svilupparsi, e ad affascinarmi. Sabina Spielrein è stata una ricercatrice e medico agli inizi del ‘900, lavorando nel campo della psicoanalisi e apportando un grandissimo contributo alla scienza Freudiana, che all’epoca era ancora considerata sperimentale.

Sabina è pazza, isterica, ha subito delle violenze da bambina da parte del padre che le hanno distorto terribilmente la percezione di sé e della sfera sessuale, alla quale lei guarda con ripugnanza ed orrore. A prenderla in cura è Carl Gustav Jung, ventinovenne maritato psichiatra molto ben visto da Freud, che lo considera il suo potenziale successore nel campo scientifico. Il rapporto medico/paziente evolve presto, con un ritmo forse troppo frettoloso.

In poche scene, la Spielrein passa da pazza schizzoide a studentessa universitaria di medicina, ben curata e dai modi gentili, e pazzamente innamorata di Jung. In quattroequattr’otto i due iniziano una relazione amorosa, che Jung cerca di sopprimere per rimanere fedele alla moglie e per non darla vinta ad Otto Gross, psichiatra tossicomane e amorale con una spiccata dote: la persuasione. Egli incontra Jung per farsi curare da lui per ordine di Freud, e durante i loro incontri/visite/colloqui inneggia in modo compulsivo-ossessivo alla sessualità come unico perno vitale. Il povero Jung soccombe, e presto si ritroverà vittima di una relazione pericolosa con Sabina.

Nel frattempo i rapporti tra Jung e Freud precipitano, si perde la stima reciproca, probabilmente i due sono inciampati in uno dei cardini fondamentali della psicoanalisi, il complesso di Edipo. Freud tratta Jung come un figlio, Jung vuole “ribellarsi” al padre per crescere professionalmente e farsi un nome a sua volta. Sabina, che nel frattempo si è laureata e stabilizzata mentalmente, e ha chiuso i rapporti con Jung nonostante i sentimenti forti per lui, si interpone tra i due giganti come intermediaria, perdendo la simpatia di Jung ma conquistandone parecchia da parte di Freud.

Un film interessante quello di David Croneberg, ma a mio parere privo di ritmo e a volte troppo frettoloso. Tre personalità fortissime, una scienza immensa come sfondo, e tanti, troppi messaggi lanciati senza approfondimenti.

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