Che sintomi ha la professionalità?

Carissimi lettori, quanto segue è una sòla pazzesca.

Sono una ragazza giovane, una studentessa, e per molti aspetti mi ritengo una neofita nel mondo del lavoro. D’altronde, finché in mano non avrò quel piccolo pezzo di carta chiamato scottex laurea, c’è poco da fare: bisogna sapersi accontentare. E’ curioso però, vedere le mie compagne delle superiori che lavorano da diversi anni (da quando hanno finito la scuola) in aziende che mi hanno sempre scartata perché “priva di laurea o esperienza”. Ci resto male, ovviamente, ma penso che se certe strade mi vengono chiuse in partenza, forse è perché la mia strada è un’altra.

E così, a 24 anni suonati, mi sento un pochino persa. La laurea (triennale) fatica ad arrivare, complice un inizio tardivo (22 anni) e un percorso lavorativo che da anni ho deciso di affiancare a quello formativo, lasciando talvolta che prendesse il sopravvento. Oggi, a 24 anni suonati, posso mettere sul mio curriculum lavorativo delle esperienze interessanti, svolte in concomitanza con uno studio – ahimè, non sempre – regolare, alternate al contempo con quelli che io chiamo “lavoretti” ma che hanno per me un’elevatissima importanza a livello personale: le ripetizioni private e il dog sitting.

Il primo mi piace come lavoro extra, l’indole della maestrinasòtuttoio e la voglia di insegnare sono profondamente radicati in me. Una specie di sequoia.

Il secondo è nato da una passione, dallo studio del cane a livello storico, morfologico, caratteriale, strutturale. Non è che in realtà io ne sappia granché – in realtà invece sì – , di sicuro di più di chi differenzia i bubu tra cane piccolo e cane grosso – che morde o rompe abbaiando. Sono già un paio d’anni che esercito come dog sitter, non sempre è facile, ma di certo è divertente!!

Quando si diventa, seppur in piccolo, manager di sè stessi, è inevitabile arrivare ad un punto nel quale devi smettere di considerarti un servo e iniziare a dettare tu le regole, prendere in mano la situazione. Non si può soventemente applicare la filosofia de “il cliente ha sempre ragione”: perché mai? Fare la dog sitter non significa lavorare con le persone, ma con gli animali. Se loro tornano dalla passeggiata rilassati, stanchi morti e affamati, che cosa potrà esserci di meglio del loro giudizio tangibile? Sono trasparenti, limpidi, si fanno capire al volo. Non lo puoi fregare il cane come fai con un bambino promettendogli giochi o dolciumi – almeno non sempre – invece sì, sempre.

Ma qui arriva il bello, nonché la conclusione: che sintomi ha la professionalità? Fino a che punto è giusto assecondare il cliente? Se io mi ritengo una professionista e agisco con coscienza e testa, perché dovrei accettare attacchi alla mia professionalità e buona fede da un cliente perennemente insoddisfatto, rinunciando invece al cliente più equilibrato?

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12 pensieri su “Che sintomi ha la professionalità?

  1. Non credo che sia vero il concetto “il cliente ha sempre ragione”….penso invece che la professionalità serva appunto per spiegare in termini facili e convincenti il proprio operato al cliente……se poi non capisce e noi abbiamo operato bene…..amen, cercane un altro! 🙂

    • molti clienti, parlo di padroni di cani, che amano il loro peloso e darebbero un rene per lui, non sono altrettanto disposti a pagare per la sua cura e tutela quando loro non possono occuparsene. preferiscono il prezzo basso alla qualità – e il mio prezzo, sia chiaro, è nella media degli altri dog sitter della mia città!

  2. Col tempo, l’esperienza, si impara a capire che il cliente (non i cani, per carità…non sarebbero mai capaci di cattiveria e meschinità) vuole essere abbindolato…in altre parole, come si dice dalle mie parti, “attacca il ciuccio dove vuole il padrone”. Naturalmente ci sono eccezioni e particolarità. Così come ogni pazienza ha un limite.

    Quando avrai una “platea” vasta, solo allora (se proprio questo lavoro ti piace , ti gratifica) potrai far valere la forza delle tue conoscenze.

    Ad maiora

    • scusa ma non riesco a capire il detto O.o però mi è capitato di trovare clienti che vedono la fregatura anche dove non c’è, vedono inchiarezza dove gli accordi sono stati messi per iscritto in precedenza, trovano il pelo nell’uovo anche quando decisamente non è il caso. Ma perché poi? Nel caso dei cani, i padroni ci tengono a trovare una persona fissa e che sia sempre essa a seguire il loro peloso, però poi sembrano voler mettere a tutti i costi i bastoni tra le ruote, e chi ci rimette è il quattrozampe 😦

      • La questione è in termini di “bisogno”. Si può essere costretti ad essere “meri esecutori” fintantoché c’è necessità di “sopravvivenza”. Perciò “se il padrone vuole qualcosa, fai buon viso a cattivo gioco “(questo il senso del detto) (sempre , e sottolineo sempre, entro certi limiti). Purtroppo l’essere umano, il peggiore tra gli animali, è stupido e non sempre riesce a discernere la qualità dall’apparenza, dal nulla.

        Quando, invece, il “bisogno” non è più vincolante, come già detto potrai tu fare selezione, e il discorso cambia.

        Sapessi quanti clienti amano sentirsi dire ciò che vogliono sentire e, nonostante prove inconfutabili, continuano a dar credito più ai ciarlatani, agli imbonitori che non alla serietà e alla professionalità.
        That’s life

      • infatti. quando iniziai a fare la dog sitter, mi piegavo ad ogni bizzarra e assurda richiesta mandando giù tanti rospi perché avevo seriamente bisogno di farmi il giro. Ora non è più così, e anzi un cliente mai contento che trova da lamentarsi anche quando non è il caso (un esempio? dirmi che lascio la casa in disordine… a parte che non è vero, comunque faccio la dog sitter e non la domestica!) mi è solo d’intralcio, perché per seguire lui e tutte le sue infinite richieste di tempo e spazio dovrei rinunciare ad altre richieste. il pensiero “pago e pretendo” non mi tange, non ho bisogno di piantagrane che mi rovinano la reputazione.

  3. Ogni lavoro fa storia a sè ma se hai le competenze giuste è doveroso opporsi a richieste da parte del cliente che saboterebbero il tuo lavoro. Venirsi incontro è indispensabile, credo che l’arroganza del “pago, pretendo” sia fastidiosa come quella di chi fa cadere dall’alto le competenze in un “so quel che faccio”. Se sei un mero esecutore, un gregario assoluto alla catena di montaggio è differente…
    Non disperare, l’equilibrio arriva con molta diplomazia e qualche impuntatura!

    • BEN DETTO!!! quanto mi dispiace quando, a un mio rifiuto di accettare un determinato lavoro perché vedo più arroganza e pretesa di avere sempre oltre le mie competenze che vera necessità di una prestazione seria e professionale, ricevo insulti e insinuazioni su fantomatiche truffe o cose del genere… questo non è bello.

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