La donna che era due donne

Nel paese di Perdindirindì viveva una donna da tutti conosciuta come “La Doppia”. In verità, all’anagrafe era Minuccia, ma di quella identità ormai manteneva solo l’aspetto della parte superiore del corpo.

Tutto era cominciato dieci anni prima, quando a Perdindirindì era arrivato il Grande Mago L’è Bon, nome che gli era stato conferito all’unanimità dalle donzelle della sua città natale per merito del suo aspetto da figaccione incredibile. Girava il mondo con la sua valigia magica, portando nelle piazze e nei teatri di ognidove la sua arte, ed ovunque andasse riscontrava grande stupore e meraviglia.

Il Grande Mago L’è Bon era in grado di aggiungere alle sue mani quante dita gli aggradava facendole poi sparire d’incanto schioccando i due medi con i due pollici della mano destra. I bambini rimanevano incantati quando riusciva a trasformare il suo viso umano in quello di un orsacchiotto di pezza morbido e rassicurante. Ma il suo pezzo forte, il numero che teneva sempre per ultimo e che era il più atteso e ammirato di sempre, era il taglio della donna a metà.

Tanti erano i maghi che si s-cervellavano per scoprirne il trucco per poterlo migliorare e superare, ma sempre senza successo. Tanti erano i prestigiatori che proponevano un numero simile, ma riuscivano – ahimè – solo ad imitarlo, dovevano infatti servirsi sempre di un’assistente fissa, una valletta bella ed attraente che li seguisse nelle tourneé e che mantenesse il segreto.

Ma il Grande Mago L’è Bon viaggiava solo, la sua unica compagna era la già citata valigia magica. Il numero della donna a metà veniva eseguito grazie alle volontarie che si spintonavano a vicenda per essere scelte, ma solo una per tappa ce la faceva. Molte donne e ragazze di ogni età seguivano Lè Bon in ogni città ove si spostava, diventando le sue groupie nella speranza di poter essere un giorno le prescelte per l’esecuzione del prestigio.

Nessuno avrebbe mai pensato che quel numero, quella magia, sarebbe stata la causa del declino del mago più acclamato di sempre.

Dieci anni orsono, Minuccia fu scelta. Quella fu l’ultima volta che il Grande Mago Lè Bon si esibì.

Il numero consisteva nell’introdurre la volontaria all’interno di una cassa che veniva in seguito chiusa, lasciando scoperte alle estremità la testa e i piedi. L’è Bon recitava una formula segreta che suonava in verità come una preghiera prima di accingersi a tagliare, con una sega da legno, la cassa a metà in corrispondenza del bacino della volontaria.

Una volta segata la cassa, le due metà ottenute venivano separate di netto e qui, avveniva il prestigio. Pur separandosi, il corpo rimaneva intero! All’estremità della metà contenente la testa spuntavano magicamente delle gambe, e viceversa all’estremità della metà contenente le gambe della volontaria spuntava una testa di donna sconosciuta. Il pubblico rimaneva ammutolito, si levavo solo un grande OOOOH di stupore. L’è Bon recitava poi un’altra formula segreta, un’altra preghiera insomma, e ricongiungeva le due metà. Apriva la cassa e la volontaria usciva intera e sana come un pesce!

Ma a Minuccia questo non era successo. Una volta ricongiunte le due metà ed aperta la cassa, si era ritrovata in un corpo suo solo per metà. Non si sa come, non si sa il perché, ma il suo busto, il suo volto, la sua figura era rimasta invariata fino alle anche, ma dal bacino in giù le sembianze erano quelle della donna sconosciuta che era apparsa durante il prestigio!

Al grido disperato e terrorizzato di Minuccia il pubblico aveva ingaggiato un linciaccio nei confronti del mago, che era sparito tempestivamente nel nulla lasciando la povera ragazza con un incantesimo mal riuscito, l’aveva trasformata in un tremendo scherzo della natura.

I suoi documenti d’identità erano diventati veri solo per metà, il suo volto corrispondeva a quello ritratto nella foto ma la sua altezza no, era di diciassette centimetri più bassa. Le scarpe che aveva collezionato negli anni ora non andavano più bene, dal 39 che portava indossava ora un misero 36. I jeans, i pantaloni, le gonne e gli abiti non poteva più indossarli, perché la sua parte inferiore misurava una 46, e non più una 42. Era sproporzionata ed irriconoscibile, per questo la gente di Perdindirindì iniziò a chiamarla La Doppia.

Minuccia, o forse dovremmo dire La Doppia, giurò vendetta, si ripromise di scovare il Grande Mago L’è Bon ovunque fosse e di regolare i conti.

Non successe mai.

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9 pensieri su “La donna che era due donne

  1. Mai mettersi a giocare con i maghi… 😉 il finale è disorientante, meno diciassette cm 😦 sembrano le favole le le mamme raccontavano ai bambini per spaventarli e indurli a non dar confidenza agli estranei.

  2. Bella storia, interessante, e con un significato molto ma molto elastico: lo si può identificare con la fiducia negli sconosciuti e nei ciarlatani, ma anche con il non volersi accettare per quello che si è, con lo scorrere del tempo…

    • bellissima la tua seconda interpretazione. quando ho scritto questo breve racconto immaginavo proprio la prima delle letture che hai detto, ovvero il fidarsi ciecamente, in modo fanatico, di chi promette cose meravigliose. Prima o poi la fregatura salta fuori, e per chi ne fa le spese è ormai tardi, troppo tardi.

      • Infatti… vedo gente (alle volte io stessa) fidarmi ciecamente di chi si vende, vende i suoi sorrisi, le sue gentilezze per comprare simpatie o altro, come il tuo personaggio vendeva illusioni per tirare a campare.

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