Tapas? Vamonos!

Ed eccomi tornata nel Bel Paese, dopo un mese di assenza.

Dove sono stata? Beh per cominciare ho fatto una vacanza di una settimana con quattro amiche (ci sono stati momenti di tensione, soprattutto perché tutte noi, ma proprio tutte, siamo state vittime di quei fatidici giorni…). Il viaggio ci ha portate prima a Barcelona…

Hospital de la Santa Creu

Hospital de la Santa Creu

…e poi a Valencia. Nella prima città ero già stata qualche anno fa, ma devo dire che questa volta, in meno giorni a disposizione, ho visto molte più cose. Mi sono perdutamente innamorata del Parc de la Ciutadella, ma tra le cose di cui sicuramente mi ricorderò finché campo è l’aroma di spezie che proveniva dall’appartamento accanto al nostro: senza usufruirne, potevamo tranquillamente diventare davvero davvero high.

Valencia invece è stata una scoperta, un gioiellino di architettura antica e contemporanea, la patria di Calatrava che ci ha accolte con quasi 40° – e siamo quindi andate anche al mare!

Valencia

Giochi nell’area dei Ponti

A Valencia quello che più mi ha colpito è l’area dei Ponti, ovvero la zona dove una volta scorreva un fiume, che è stata riqualificata e trasformata di un enorme parco, che appunto si estende al di sotto dei numerosi ponti della città. Il parco si conclude con l’arrivo nella supermegaffasciante Ciudad de las Artes y las Ciencias.

Edifici de la Ciudad de las Artes y las Ciencias

Edifici de la Ciudad de las Artes y las Ciencias

Un’esperienza fantastica, che ci ha anche fatto scoprire la differenza tra Tapas e Pinchos! Noi credevamo che le tapas fossero quei bocconcini invitanti composti da una fetta di pane e leccornie… immaginatevi la nostra faccia sconcertata quando in ben due posti diversi ci hanno portato le vere tapas! Solo a quel punto abbiamo consultato l’amica wiki per scoprire che quelle che noi credevamo si chiamassero tapas erano in realtà dei pinchos. E dopo aver scritto tapas così tante volte mi è venuta fame. Tapas.

Dunque, dopo una settimana di intenso girovagabondaggio per la Catalunya, sono tornata a casa, dove sono rimasta per ben UNGIORNOEMEZZO prima di ripartire. Direzione?

Paris!

Ma questa è un’altra storia…

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Insalata di pollo – ma non troppo

Digiunate per l’intera giornata, dopodiché preparatevi ad assaporare questo delizioso manicaretto.

Pronti? Ingredienti per 2 persone mangione ma molto.

– 1 confezione di petto di pollo (3? 4? dipende dalle confezioni)

– Nocciole q.b. (in base ai gusti personali)

– Olive verdi q.b. (in base ai gusti personali)

– 1/2 tubetto di maionese

– 150 gr di riso basmati

– 2 mele

– Olio, sale, pepe, aceto balsamico, salsa di soia

Preparazione:

– Cuocere bene il petto di pollo in padella, o sulla piastra, come lo si preferisce. Cuocere anche il riso basmati. Sbucciare e tagliare le mele a cubetti, tagliare le olive a rondelline, schiacchiare le nocciole per frantumarle un po’.

– Una volta cotto il pollo, tagliarlo a fetuccine (o alla giulièn, per i più professionali) e lasciarlo raffreddare. Lasciar raffreddare anche il riso, una volta cotto naturalmente.

Metere in una terrina il riso, il pollo, le mele, le olive. Condire con la maionese, olio q.b. , aceto balsamico, salsa di soia e sale a proprio piacimento.

Mescolare bene e mangiare. GNAM! Io l’ho appena mangiato, squisito.

Marshall Fridge

NON POSSO CREDERE AI MIEI OCCHI!!! Il rock’n roll sta tentando di invadere casa mia, per quanto cerco di respingerlo sembra ormai impossibile… La Marshall ha organizzato un complotto nei miei confronti!!!

Da brava musicista non posso che amare gli amplificatori Marshall, e ora ho una ragione in più per farlo.

Il marchio ha deciso di rendere me è tutti i rockettari ancora più pazzi di quanto già samo iniziando la produzione di un frigo stramitico… e ci da pure la possibilità di vincerlo!!! Basta inserire la prima e-mail sul sito ufficiale Marshall!

Voglio proprio vedere come sarà la relativa lavatrice…

 

 

Piumone

Stamattina è ripartita la routine cittadina che ultimamente mi sta decisamente stretta.

Sveglia ore 7:00, lavati, vestiti, sali in auto, accendi la radio. Riparte la solita sigla del solito programma mattutino. No, stamattina proprio non ce la faccio, scusa radio 105.

Autoautoautoauto fanalifanalifanali ruotesmogclacson… che palle. Dopo una settimana di silenzio tra i monti, dopo una settimana di tè caldo davanti al camino, dopo una settimana di sveglia presto e via a camminare nei boschi… non ce la posso fare.

Quanto manca a venerdì?

Saudades

Ogni anno, avvicinandoci a dicembre, iniziamo a tirare le somme, a fare un bilancio della nostra vita, dei nostri successi o insuccessi, di quello che abbiamo concluso (nel bene e nel male) durante l’anno. Io ogni anno a dicembre mi pento sempre della stessa cosa: aver trascurato i miei amici.

Non lo faccio perché non mi va di vederli o di sentirli, o perché non sono interessata a loro, il mio problema è sempre e solo la mancanza di tempo. Per anni sono stata portabandiera del “volere e potere”, ma ora che sono finita nel vortice del precariato mi rendo conto che “volere è sperare di potere”, quindi le miei giornate, week-end compresi, sono cadenzati dal lavoro, dagli appuntamenti, dallo studio. E intanto passano i giorni, le settimane, i mesi, ed ecco che a dicembre mi rendo conto che è da aprile che non vedo la mia amica Nancy, eppure non mi è sembrato così tanto tempo. Poi ci penso e mi accorgo che Martina e Nicola non li vedo da quasi due settimane, mentre fino a un mese fa ci vedevamo anche 2 volte la settimana! Penso che forse mia madre non è solo persa quando mi dice “non ti vedo mai”, e quanto sto trascurando i miei vecchietti?

Se potessi dedicare ad ogni mio affetto il tempo materiale che gli dedico col cuore e col pensiero, mi servirebbe un’agenda per trovare uno spazio libero in cui inserire il lavoro. E non mangerei più, non pagherei più le bollette, vivrei d’affetto. In effetti, sarebbe un bel guadagno!

Quest’anno per le feste natalizie è venuto per la prima volta sul suolo italiano uno dei miei migliori amici, Thiago. Ci conosciamo da 10 anni e ci siamo visti una sola volta, 4 anni fa, a San Paolo, in occasione del suo matrimonio. Siamo amici di penna on-line, liberi di non crederci. Di lui parlo molto spesso, e i miei amici non penso che ci credano veramente così uniti. Ma ieri sera il mio ragazzo (nonché mio migliore amico da anni) l’ha conosciuto, e ha conosciuto anche Michelli (sua moglie) e Fatima (sua mamma). A fine serata, quando siamo rimasti soli io e lui, mi ha detto che finalmente capiva perché lo considero uno dei miei migliori amici e che capiva anche perché tra noi (Thiago e me) c’è una connessione speciale, che ci fa sentire vicini anche se non lo siamo affatto, fisicamente parlando. Vederlo salire le scale di casa mia con le valigie non mi ha fato alcun effetto nostalgico tipico di chi sente una saudades infinita, anzi: mi è sembrato ieri che ci eravamo abbracciati nella calda San Paolo, prima che io ripartissi per l’Italia.

Questo mi fa capire che è sbagliato incolparsi per la scarsa quantità di tempo materiale che si riesce a dedicare agli amici, perché se sono veri amici sentono tutto il nostro affetto, sempre. E i mesi non passano pesanti e in malinconia.

Dicembre è il mese dei bilanci, fortuna che l’analisi dura massimo un mese, a gennaio sarò già pronta con i soliti buoni propositi del c…

Buon Natale a tuttiiiii

 

 

p.s.: non regalate cuccioli a Natale, e non abbandonate i vostri amici più fedeli per una sciata.

Sommersa dalle scartoffie

Anche questo è parte della vita universitaria.

Ho iniziato uno stage lavorativo che mi dovrebbe fruttare dei punti di credito, e portare un po’ di esperienza pratica nel mio curriculum. Uno stage finanziariamente poco utile, ma spero lo sarà molto professionalmente.

Anyway, ho dovuto preparare un casino di scartoffie, portarle in facoltà, scegliere il tutor universitario, riportare le carte in dipartimento stage, portare le scartoffie in ditta, farle firmare DINUOVO e inviarle via fax DINUOVO all’ufficio stage. Ho rischiato di fare solo un gran casino, perché tendo a dimenticarmi le cose quando sono troppe, e a farne solo una parte e anche a farla male! Ma credo di esserci riuscita. Sono partita da casa alle 8 di stamattina e sono tornata alle 17:00, 4 ore totali di treno, il rimanente tempo passato camminando tra i Rii e le Calli, le stazioni i binari i miscusièliberoquestoposto?, i ègiàarrivatoilprofessore?sìmaègiàimpegnato e le attese lunghe lunghissime, dal treno in ritardo di 20 minuti (mi sarei stupita del contrario) all’attesa per il proprio turno. Caldo dentro, freddissimo fuori, perché è novembre accipicchia!

Sono davvero orgogliosa di me. Alla fine del mio èercorso universitario sarò bravissima a districarmi tra i regolamenti, le triplici copie, le marche da bollo, gli uffici le prenotazioni i cambi repentini di trenibinarioraricittà.

Sarò bravissima a girovagare per gli uffici, ormai senza uno scopo preciso, perché avrò finito l’università.

Mi ritroverò a telefonare agli impiegati comunali solo per avere un po’ di compagnia.

Passerò i momenti più belli della giornata in stazione, scegliendo un treno qualsiasi e andando chissà dove, perché ormai non saprò più come ci si comporta fuori dai binari in alcuni orari. Trenitalia, ti prego, non mi abbandonare proprio nel momento del bisogno!

Ripudierò tutta la cucina sana, la colazione, il pranzo la cena e la merenda, mi recherò solo nei self point a inserire monetine nelle macchinette, manco fossero slot-machines, e avrò i brufoli fino a sessant’anni. Sarò giovane per sempre!

Supplicherò l’ESU di farmi ancora alloggiare nelle sue stanze, tra i coltivatori di cannabis e gli adoratori metallari di satana.

E se tutto ciò non sarà possibile?

Che ne sarà di me, povera piccola ragazza laureata?