Il nettare di Giulietta… altro che veleno!

Pochi giorni fa io e la mia collega Silvia siamo andate a fare una bella passeggiata lavorativa nella nostra città, Verona.

Nonostante i continui cambi di tempetura, si può dire che la primavera sia ormai alle porte… e i turisti hanno già invaso le piccole strade del nostro centro storico.

Come non fare una capatina, da brave veronesi, alla Casa di Giulietta? E’ uno di quei posti famosi in tutto il mondo, che attira una marea di curiosi e romantici, ma che noi del posto frequentiamo poco. L’occasione ci ha fatte mettere in fila e da brave persone civili abbiamo percorso il corridoio ricco di scritte e frasi d’amore, fino ad arrivare alla famosa statua in bronzo, sistemata proprio sotto all’ancor più celebre balcone. La foto ricordo per eccellenza si compone accostandosi a Giulietta, posarle delicatamente una mano sulla tetta (perché sì, noi la chiamiamo comunemente tetta e mai seno o petto… siamo fatti così!) e sorridere 🙂

vino_verona_giulietta

Mentre immortalavo Silvia nella classica posa del turista shakespeariano, pensavo alla triste vicenda di ‘sti due poveri giovani che si sono suicidati a causa del loro amore impossibile… pensa se Giulietta, al posto di Frate Lorenzo, avesse conosciuto Silvia (Baratella – enologa)… credo che le cose sarebbero andate diversamente. Se invece che prendere il veleno le fosse stata suggerita una bella bevuta, magari proprio in compagnia del baldo Romeo… altro che suicidio, sarebbe stata una festa!

Ebbene sì, perché la ragione di questa nostra “gita fuori ufficio” era proprio la promozione delle degustazioni che vengono organizzate nella nostra azienda, la Cantina Giovanni Ederle, e che vengono curate giustappunto da Silvia. Si comincia da una gita in campagna, dove si scoprono le nostre vigne e si conoscono i nostri animali, per poi assettati ed affamati sedersi sulla terrazza che guarda Verona dall’alto e, con calma e serenità, assaggiare cinque dei nostri vini (tutti biologici!), concludendo la degustazione in bellezza sorseggiando il nostro immancabile ed inimitabile Amarone annata 2009.

giulietta degustazione

Verona può offrire davvero molto a chi viene a visitarla: storia, arte, eventi, escursioni, gastronomia, e anche buon vino!

Non capita spesso che io riesca a scrivere un post patriottico come questo – e anche un po’ pubblicitario, diciamola tutta! – ma se ci sono riuscita è perché inizio a vedere un cambiamento positivo nella nostra città, spero che voi che leggete (grazie!) possiate passare da queste parti e magari, prima di andare all’opera (manca ormai poco all’inizio della stagione lirica), facciate un salto sulla “nostra” collina a conoscerci 🙂

Buongiorno Maria con gli occhi pieni di malinconia

Anvedi!

A noi italiani per sognare basta una schedina in mano!

(…o è l’unico modo che ci resta?)

Fatto sta che a Sanremo non c’è più nessuno di orgoglioso, nel bene o nel male. Mi dicono.

Esscusaseèpoco.

Piumone

Stamattina è ripartita la routine cittadina che ultimamente mi sta decisamente stretta.

Sveglia ore 7:00, lavati, vestiti, sali in auto, accendi la radio. Riparte la solita sigla del solito programma mattutino. No, stamattina proprio non ce la faccio, scusa radio 105.

Autoautoautoauto fanalifanalifanali ruotesmogclacson… che palle. Dopo una settimana di silenzio tra i monti, dopo una settimana di tè caldo davanti al camino, dopo una settimana di sveglia presto e via a camminare nei boschi… non ce la posso fare.

Quanto manca a venerdì?

Saudades

Ogni anno, avvicinandoci a dicembre, iniziamo a tirare le somme, a fare un bilancio della nostra vita, dei nostri successi o insuccessi, di quello che abbiamo concluso (nel bene e nel male) durante l’anno. Io ogni anno a dicembre mi pento sempre della stessa cosa: aver trascurato i miei amici.

Non lo faccio perché non mi va di vederli o di sentirli, o perché non sono interessata a loro, il mio problema è sempre e solo la mancanza di tempo. Per anni sono stata portabandiera del “volere e potere”, ma ora che sono finita nel vortice del precariato mi rendo conto che “volere è sperare di potere”, quindi le miei giornate, week-end compresi, sono cadenzati dal lavoro, dagli appuntamenti, dallo studio. E intanto passano i giorni, le settimane, i mesi, ed ecco che a dicembre mi rendo conto che è da aprile che non vedo la mia amica Nancy, eppure non mi è sembrato così tanto tempo. Poi ci penso e mi accorgo che Martina e Nicola non li vedo da quasi due settimane, mentre fino a un mese fa ci vedevamo anche 2 volte la settimana! Penso che forse mia madre non è solo persa quando mi dice “non ti vedo mai”, e quanto sto trascurando i miei vecchietti?

Se potessi dedicare ad ogni mio affetto il tempo materiale che gli dedico col cuore e col pensiero, mi servirebbe un’agenda per trovare uno spazio libero in cui inserire il lavoro. E non mangerei più, non pagherei più le bollette, vivrei d’affetto. In effetti, sarebbe un bel guadagno!

Quest’anno per le feste natalizie è venuto per la prima volta sul suolo italiano uno dei miei migliori amici, Thiago. Ci conosciamo da 10 anni e ci siamo visti una sola volta, 4 anni fa, a San Paolo, in occasione del suo matrimonio. Siamo amici di penna on-line, liberi di non crederci. Di lui parlo molto spesso, e i miei amici non penso che ci credano veramente così uniti. Ma ieri sera il mio ragazzo (nonché mio migliore amico da anni) l’ha conosciuto, e ha conosciuto anche Michelli (sua moglie) e Fatima (sua mamma). A fine serata, quando siamo rimasti soli io e lui, mi ha detto che finalmente capiva perché lo considero uno dei miei migliori amici e che capiva anche perché tra noi (Thiago e me) c’è una connessione speciale, che ci fa sentire vicini anche se non lo siamo affatto, fisicamente parlando. Vederlo salire le scale di casa mia con le valigie non mi ha fato alcun effetto nostalgico tipico di chi sente una saudades infinita, anzi: mi è sembrato ieri che ci eravamo abbracciati nella calda San Paolo, prima che io ripartissi per l’Italia.

Questo mi fa capire che è sbagliato incolparsi per la scarsa quantità di tempo materiale che si riesce a dedicare agli amici, perché se sono veri amici sentono tutto il nostro affetto, sempre. E i mesi non passano pesanti e in malinconia.

Dicembre è il mese dei bilanci, fortuna che l’analisi dura massimo un mese, a gennaio sarò già pronta con i soliti buoni propositi del c…

Buon Natale a tuttiiiii

 

 

p.s.: non regalate cuccioli a Natale, e non abbandonate i vostri amici più fedeli per una sciata.

Sommersa dalle scartoffie

Anche questo è parte della vita universitaria.

Ho iniziato uno stage lavorativo che mi dovrebbe fruttare dei punti di credito, e portare un po’ di esperienza pratica nel mio curriculum. Uno stage finanziariamente poco utile, ma spero lo sarà molto professionalmente.

Anyway, ho dovuto preparare un casino di scartoffie, portarle in facoltà, scegliere il tutor universitario, riportare le carte in dipartimento stage, portare le scartoffie in ditta, farle firmare DINUOVO e inviarle via fax DINUOVO all’ufficio stage. Ho rischiato di fare solo un gran casino, perché tendo a dimenticarmi le cose quando sono troppe, e a farne solo una parte e anche a farla male! Ma credo di esserci riuscita. Sono partita da casa alle 8 di stamattina e sono tornata alle 17:00, 4 ore totali di treno, il rimanente tempo passato camminando tra i Rii e le Calli, le stazioni i binari i miscusièliberoquestoposto?, i ègiàarrivatoilprofessore?sìmaègiàimpegnato e le attese lunghe lunghissime, dal treno in ritardo di 20 minuti (mi sarei stupita del contrario) all’attesa per il proprio turno. Caldo dentro, freddissimo fuori, perché è novembre accipicchia!

Sono davvero orgogliosa di me. Alla fine del mio èercorso universitario sarò bravissima a districarmi tra i regolamenti, le triplici copie, le marche da bollo, gli uffici le prenotazioni i cambi repentini di trenibinarioraricittà.

Sarò bravissima a girovagare per gli uffici, ormai senza uno scopo preciso, perché avrò finito l’università.

Mi ritroverò a telefonare agli impiegati comunali solo per avere un po’ di compagnia.

Passerò i momenti più belli della giornata in stazione, scegliendo un treno qualsiasi e andando chissà dove, perché ormai non saprò più come ci si comporta fuori dai binari in alcuni orari. Trenitalia, ti prego, non mi abbandonare proprio nel momento del bisogno!

Ripudierò tutta la cucina sana, la colazione, il pranzo la cena e la merenda, mi recherò solo nei self point a inserire monetine nelle macchinette, manco fossero slot-machines, e avrò i brufoli fino a sessant’anni. Sarò giovane per sempre!

Supplicherò l’ESU di farmi ancora alloggiare nelle sue stanze, tra i coltivatori di cannabis e gli adoratori metallari di satana.

E se tutto ciò non sarà possibile?

Che ne sarà di me, povera piccola ragazza laureata?

Consigli per gli acquisti

E’ ora di fare merenda! Mi sto scolando l’ennesima bottiglietta di acqua naturale e ho mangiato una barretta di cioccoriso… non so esattamente di cosa sapesse, alle macchinette automatiche della biblioteca trovi quel che trovi. Così, mentre cerco di studiare per l’imminente esame di diritto, tento anche di scollegare il cervello dal gruppo di 4 ragazzotti studenti di economia (credo) che chiaccherano sonoramente proprio accanto a me. Mi hanno chiesto di spostarmi dalla mia sedia per farmi “un culo in là”, lasciando loro lo spazio per amalgamarsi come gruppo. Va bene tutto… ma in questa biblioteca a quest’ora non c’è davvero silenzio!

Fortunatamente tra poco arriverà l’ora dell’aperitivo, quindi spero che anche questi baldi giovanotti sloggino e si rechino al Cambridge qui sotto a ingozzarsi di patatatine e a ingurgitare spritz a fiumi. Usare la bocca in modo intelligente, una nuova lezione di vita.

In realtà mentre cerco di scollegare l’audio esterno dai miei padiglioni auricolari, mi viene in mente che su questo blog scrivo spesso le mie opinioni, i miei pensieri, ma mai le mie creazioni! Eppure, dovete sapere che mi considero abbastanza creativa.

Per i regali di Natale, passo da graziosi bigliettini scritti o disegnati su carta da me riciclata, a deliziose spille per le dame (e portachiavi per i messeri) fatte in lana cotta o pannolenci, rappresentanti fiori, animali, creaturine immaginarie divertenti. Purtroppo non so ancora creare da me la materia prima, ma me lo ripropongo per il prossimo Natale.

Anche nel mio appartamento si possono ammirare opere di gran valore artistico: uno specchio nuovo rotto, per esempio, può essere colorato con i colori a vetro, e una volta appeso darà un effetto sorprendente. Ho ricevuto parecchi complimenti per quest’opera. Il mio bagno, cieco e piccolissimo, necessitava di mobilio per gli innumerevoli oggetti di cui solo una donna dispone; due cassetti, recuperati da una credenza inutilizzata, sono stati perfetti per questo scopo e ora, irriconoscibili nella loro nuova veste, danno sfoggio di sé nella stanza più importante della casa, proprio sopra al trono reale. Ma vogliamo parlare della cuccia per il cane? La brandina l’avevo già acquistata, ma le ho fatto un tetto e una sponda, perché il mio cane ama ranicchiarsi negli angoli protetti. Quindi, una vecchia scrivania che rischiava la discarica, è stata smontata e riassemblata formando l’oggetto desiderato. Frida ha apprezzato molto!

Tra tutte queste creazioni materiali (che sono solo una parte del mio repertorio…), ve ne sono però altre che purtroppo non restano, se non nel palato e nella memoria. Lasciano una gran soddisfazione e la voglia di averne ancora. Sto parlando delle ricette! E oggi, voglio proporvi un primo piatto per la cena di stasera. Ecco cosa vi servirà:

. Una padella (meglio se antiaderente)

. Una pentola per la pasta

. Pasta corta (io prediligo le penne rigate, fate voi secondo i vostri gusti)

. Champignon freschi (se li avete surgelati, no problem!)

. Panna da cucina

. Sale fino e grosso

. Olio

. Prezzemolo

. Aglio

Riempite d’acqua la pentola per la pasta e mettetela sul fuoco. Nel frattempo, iniziate a preparare il sugo: mettete nella pentola antiaderente un filo d’olio, uno spicchio d’aglio tagliato a dadini (io ne metto meno di uno spicchio di solito, ma va a gusti) e il prezzemolo. Fate soffriggere.

Se usate champignon freschi, tagliateli a fettine e buttateli nel soffritto. Se li usate surgelati, prima di metterli in padella fateli rinascere lasciandoli qualche minuto in ammollo in acqua calda. Una volta scongelati, tagliateli a fettine (ma dovrebbero venderli pretagliati) buttateli nel soffritto e lasciate che cuociano.

Nel frattempo, l’acqua dovrebbe bollire. Se è così, buttate nell’acqua che bolle un pugnetto di sale grosso, e a seguire la pasta. Io, nonostante la mia stazza, sono una gran mangiona, quindi conto 100/120gr di pasta a persona. Se siete meno ingordi di me, diminuite le dosi. Viceversa, aumentate! Sulla confezione della pasta ci sono scritti i minuti di cottura, teneteli a mente per non fare una pasta stracotta o cruda.

Intanto, continuiamo col sugo. I funghi dovrebbero essersi cotti per bene nel soffritto, è ora di buttare la panna da cucina. Per una persona consiglio di mettere mezza confezione di panna (la capienza della confezione dovrebbe essere standard, quindi non so a quanti lt corrisponda). Mescolate bene il tutto in modo che si amalgamino i sapori e gli ingredienti. Lasciate cuocere la panna con i funghi e il soffritto per 2/3 minuti. Quando comincia a bollire, mettete nel sugo un cucchiaio di acqua di cottura della pasta e un pizzico di sale. Aggiungete noce moscata, lasciate cucere per un altro minuto, dopodiché spegnete la fiamma del sugo.

Scaduti anche i minuti di cottura della pasta, spegnete il fuoco e scolatela per bene. Mettete la pasta scolata nella padella antiaderente insieme al sugo, riaccendete la fiamma e mescolate il tutto per mezzo minuto. Spegnete tutto e servite.

Buon appetito!