Foto profumo di foto… tralallalaaaa

inaugurazione fotomia artevit

 

 

Cari tutti, già conoscete l’associazione culturale Artèvit: bene.

Il   5 Aprile 2014    inauguriamo la sua sezione fotografica, fotoMIA.

L’inaugurazione si terrà a Verona in Via Anzani 8 (Borgo Trento) alle ore 15:00. L’evento andrà avanti finché la luce del sole permetterà di ammirare le fotografie esposte 🙂

Come recita la locandina, il 5 aprile l’inaugurazione consisterà in una mostra fotografica di artisti vari. Che cosa significa?

Significa che

CHIUNQUE ABBIA FATTO RICHIESTA ESPORRA’ GRATUITAMENTE le proprie foto!!!

Siete ancora in tempo! basta scrivere a info@artevit.it e comunicare le vostre intenzioni 🙂

L’iniziativa è innovativa, geniale, fresca, invitante. Perciò non potete mancare!!! E partecipare attivamente!!!

Amici fotografi amatoriali, principianti, in erba: scrivete all’indirizzo fornito e soprattutto… SPARGETE LA VOCEEEEEEE!!!

p.s.: in caso di maltempo l’inaugurazione slitterà al 12 aprile 2014

Baci a tutti!

 

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La grande Bellezza dei luoghi comuni

I miei due amici Jessica e Michael in dicembre mi suggerirono, in presenza del mio amico Thiago in visita dal Brasile, di guardare “La grande Bellezza”, che a loro avviso era uno dei migliori film dell’anno.

Non sono riuscita a farlo vedere a Thiago e chissà quanto deve avermi odiata quando, pochi giorni fa, il film in questione ha addirittura preso un oscar.

Io quel film poi l’ho guardato. E sono letteralmente rimasta senza parole.

Una carrellata di luoghi comuni vengono presentati sequenza dopo sequenza e io incuriosita mi domandavo quando avrei capito il senso di queste lunghissime interminabilissime banalità.

Passi la questione femminile, con personaggi ridicolizzati fino al punto di sfoderare l’ormai banale cliché della bella donna che ha fatto carriera solo perché si faceva il capo del partito – poi divenuto naturalmente suo marito.

Passi la Ferillona nazionale, ormai passata alla vita sedentaria su divani di alta qualità che nel film interpreta, tanto per cambiare, la verace coatta ignorantotta che riesce a catturare l’animo più intimo del protagonista – per poi ovviamente morire di una rara malattia.

Passi la capa nana del Gep, che ha scalato la piramide sociale perché sicuramente piena di doti e capacità, dato il suo evidente scompenso fisico (ma per piacereeeeeeeeee….).

Passi la scena dell’artista intellettualoide che non è in grado di rispondere alle domande di un giornalista esperto e scafato – probabilmente proprio in quanto uomo – e che ha una crisi di nervi quando viene messa alle strette. P a t e t i c a.

Passi il personaggio del cardinale interessato più ai piaceri della gola che alle questioni sociali. In totale antitesi con la vecchia suora decrepita che apre bocca solo per emettere suoni agghiaccianti e per ipnotizzare uccelli. Mah.

Passi il figlio gravemente depresso della signorotta borghese che per quanto preoccupata non rinuncia alle serate mondane. Passi anche la totale noncuranza di Gep nei confronti della questione.

Passi la scena del botox, somministrato indistintamente  a ricconi e clerici in un luogo che si adatterebbe perfettamente ad una pellicola alla “Eyes wide shut”.

Passi tutto, il clima macabro e inquietante che aleggia per tutto il film, i dialoghi spesso paccosi e noiosi, le scene lunghissime di balli di gruppo con immagini del devasto post-party. Se questa è la formula vincente per riportare la statuetta in Italia, ben venga.

A me, comunque, il film di Sorrentino non è piaciuto per niente.

(scusami TADS)

VECIO che storia!!!

Sabato scorso sono stata per la prima volta ad assistere ad una rappresentazione di un gruppo di gggggiovani della mia città facenti parte dell’associazione Le Rune del Lupo.

Questi baldi sbarbatelli (mica tanto!!!) oltre ad organizzare date di ritrovo per gli amanti del gioco di ruolo e in scatola, scrivono, dirigono e interpretano commedie divertenti e davvero spassose!!!

Dunque, dicevo. Sabato scorso ho visto “Tre  matrimoni e un centro commerciale” che a quanto ho capito è una delle loro creazioni più datate, ma anche una delle più osannate e richieste. Ecco, mi sa che quella che ho viso io è stata l’ultima rappresentazione, l’addio alle scene di questa super commedia che mi ha fatto ridere dall’inizio alla fine.

vecio che storia

Ieri sera invece, dopo mille peripezie, sono riuscita ad arrivare quasi puntuale per l’inizio dello spettacolo in quel di Sona, piccolo comune appena fuori Verona. Davano “V.E.C.I.O. che storia”, una piéce infarcita di citazioni cinematografiche e televisive, molto ben studiata e organizzata. Mi ha fatto un po’ meno ridere della precedente ma solo perché il tipo di comicità era diverso, rivolto ad un pubblico che riesce a cogliere i riferimenti e le citazioni – e io non so al 100% conoscitrice del genere. Il titolo (lo dico per chi non è veneto come me e potrebbe non capire l’antifona) fa palesemente riferimento al modo di dire de no altri “vecio, che storia!” , ovvero letteralmente “vecchio, che storia!”. Sarebbe un po’ come dire “figata!” o qualcosa del genere.

Non so se il gruppo ha in programma nuove date per l’anno in corso, dal loro sito parrebbe di no, ma io non dispero… sono fiduciosa di poter tornare presto a teatro per ridere tanto e tanto ancora!!!

Ma ‘ndo vai se l’emicrania non ce l’hai!?!

Solo chi l’ha provata almeno una volta nella vita può capire come ci si sente quando l’emicrania attacca… tutti gli altri fortunelli che non hanno avuto la sfiga di testarla (ahah sessonosimpatica) si limiteranno a commentare con un “che vuoi che sia, tutto sto casino per un po’ di mal di testa!”.

Da quando ho iniziato la cura omeopatica gli attacchi si sono ridotti drasticamente però nei periodi di forte tensione, stress, tristezza, rispunta fuori violenta e prepotente come agli albori della nostra convivenza. Come stamattina, che vorrei sottolineare essere DOMENICA: svegliata alle 6:30 da un dolore fortissimo alla fronte e agli occhi. Ciondolando con una postura degna del Quasimodo della Disney mi sono trascinata in cucina a prendere l’antiemicranico e sono tornata a letto.

Purtroppo però le sfighe non arrivano mai sole… e la mia amica emicrania ha deciso di invitare l’amica nausea alla sua festicciola esclusiva. Risultato? Tra l’una e l’altra mi sono alzata almeno 8 volte dal letto, e ogni volta tornavo sotto le coperte più rovinata di prima. Solo poco fa (all’alba delle 14:30) sono riuscita ad alzarmi definitivamente – spero. La testa ancora pulsa ma meno di prima, e poi già mi scoccia aver perso un’intera giornata di sheepdog con la mia Frida, non volevo sprecare il rimanente restando a letto.

La domenica mattina è sempre stato il palcoscenico delle sbevazzate del giorno prima, e devo dire che come descrizione non si allontanano troppo dalla mia! Potrei quasi farmi passare per una comunissima giovinastra 😉

Come primaaaa… più di primaaaaaa… forse noooo!

Sono tutta sfasata.

Stamattina mi sono alzata alle 5:20, per la paura di non riuscire a svegliarmi ho contato le ore e ho aperto gli occhi addirittura prima della sveglia!!!

Alle 5:50 ero già alla fermata del bus, ho aspettato al freddo, immersa nella nebbia e nel buio, ma poi sono stata ripagata dall’insolita puntualità dei trasporti pubblici.

Alle 6:10 ero in stazione, con ben 2 minuti di anticipo rispetto alla mia tabella di marcia! Ho fatto il biglietto con estrema calma, sono andata al binario 10, e con tuuuuuuta la pace e la tranquillità del mondo ho aspettato che arrivassero le 6:21, e che il mio treno salpasse verso l’agognata mèta che da un anno è per me fonte di angoscia e risentimento: l’università.

Eh sì, era ormai passato un anno dall’ultimo esame dato, esame per il quale mi ero – per l’ennesima volta – impegnata molto, per il quale ero preparata, ma per il quale non ho mai imparato a gestire la tensione. E che, regolarmente, cannavo. Il primo di tre esami-merda concatenati che mi hanno fatto perdere un anno di studi e che non mi avrebbero, probabilmente, mai permesso di laurearmi – non senza sborsare mazzette perlomeno.

Dunque, dopo un anno, rieccomi sul treno, rieccomi a ripassare gli appunti prima della prova scritta, rieccomi ad emozionarmi e a chiedermi “ce la farò? Verrò decapitata dai miei se anche stavolta fallisco?”. Ma questa volta è stato diverso.

Questa volta il corso di studi è cambiato (una sfida azzardata lo so, ma uno mica può marcire aspettando le calende greche su un esame-merda, eh!), sono più serena, forse più rassegnata all’idea che tanto peggio di così non potrebbe andare. Non fa niente se questo esame sarà andato male, l’importante è che finalmente, dopo un anno, io abbia superato il blocco e l’avversione per l’università e lo studio. E sono talmente leggera che domani ne faccio un altro!

E’ bello scoprire che certe cose possono cambiare, forse non cambierà il loro risultato, ma possono avere un impatto meno violento ed invasivo su di noi, sulla nostra autostima.

Ora porto fuori la mia cucciola, poi andrò felicemente a nanna “come le galline”! 🙂

Io me sarei un pochino rotta er c….

Da tre anni e mezzo mooooolto altalenanti sto con uno.

Ma adesso, come da titolo, mi sono vagamente rotta er c… . Perché?

Dovete sapere che in tre anni e mezzo di relazione non abbiamo mai passato un compleanno, un halloween, un natale, un capodanno, un’epifania, una pasqua, una pasquetta, un ferragosto, insomma una festa a caso tra quelle comandate dal calendario INSIEME. Beh naturalmente lui ha motivazioni molto nobili, in quanto lavora nella ristorazione e lì si sa, non esistono né weekend né festività.

A parte una parentesi di circa 9 mesi durante la quale lui è rimasto disoccupato. A quel punto, penserete, finalmente abbiamo recuperato… e invece no! No, lui si è dato alla macchia, mi ha totalmente tagliata fuori da ogni possibile occasione di stare insieme, ma anzi ha condiviso i weekend e le festività con chi, a parer suo, era davvero meritevole della sua compagnia… e ovviamente non ero io!

Ma adesso che è tornato a lavorare pare aver ritrovato anche l’interesse per me, o per meglio dire… l’interesse per il lasciarmi perennemente sola.

Anche quest’anno quindi la tradizione si rinnova, ma con una piccola postilla: il giorno della Befana lui lavora solo la mattina, quindi la sera siamo liberi (finalmente!) di andare insieme a vedere la tipica “Vecia che Brusa”!!!

Ecco che quindi ieri sera, tutta felice – anche perché ho chiamato degli amici per stare tutti insieme e finalmente non essere più quella senza accompagnatore che fa il moccolo a tutti gli altri – ripasso il programma di oggi, tanta è l’emozione di poter finalmente dare un calcio alla brutta consuetudine che fin’ora ha caratterizzato il nostro rapporto.

“Ah, ma io domani lavoro da mezzogiorno fino a chiusura!”… ecco la frase che mai e poi MAI avrei voluto sentire.

COOOOSAAAA??????? Quando l’hai deciso???? E quando pensavi di dirmelo???

“Eh sì, mi sono cambiato di turno col mio collega… ma pensavo di avertelo detto…”

Sinceramente, mo’ me sono rotta er cazzo!!!

Serata di nebbia

Oggi, ancora per pochi minuti, è il 12 dicembre.

Da piccolina aspettavo questa notte con ansia, emozione e trepidazione: era la notte in cui arrivava Santa Lucia. La mamma e il papà avevano istruito molto bene sia me che mio fratello in merito al comportamento da tenere nei giorni precedenti il 13, avremmo dovuto fare i bravi e comportarci bene, altrimenti Santa Lucia non ci avrebbe portato nessun regalo.

Noi due non scrivevamo nessuna lettera ala Santa, al massimo le lasciavamo un bigliettino la sera stessa prima di coricarci, con qualche sommaria indicazione relativa ai nostri desideri. Beh, non venivano mai delusi.

Così, la sera del 12 dicembre, io e Andrea apparecchiavamo la tavola in cucina con latte caldo, biscotti, marmellata, acqua, vino, in modo che quando la Santa fosse arrivata avrebbe potuto ristorarsi. Dato che Santa Lucia è cieca e si fa aiutare da un fidato asinello per trovare la strada che porta alle case dove vivono i bambini, lasciavamo per terra una terrina con dell’insalata e dell’acqua, per l’affaticato ciucchino.

Poi scattava il coprifuoco, dovevamo andare a letto presto perché per nessun motivo avremmo dovuto vedere la Santa arrivare e depositare i giochi: la leggenda voleva che se la si spiava lei avrebbe gettato cenere negli occhi del guardone, accecandolo per sempre. Una nota orrorifica non fa mai male quando si deve tenere a bada i piccini.

Faticavamo ad addormentarci, premevamo la faccia sul cuscino e ci coprivamo il volto con le coperte. La curiosità di sentirla arrivare si contrastava con il terrore di vederla davvero. Avevamo paura di non essere forti abbastanza da resistere a questa tentazione. Solo una volta mi capitò, per l’agitazione, di svegliarmi nel cuore della notte e di vedere le luci della sala accese, avvertendo anche dei rumori. Mi costrinsi a tornare a dormire, la magia doveva rimanere intatta. Credo di aver avuto 10 anni.

La mattina del 13 dicembre la mamma veniva a svegliarci presto, circa alle 6:30, e ci invitava a sbirciare in sala, dove tutto era buio. Accendere le luci e trovarsi davanti giocattoli e dolci, era emozionantissimo. Ogni volta i regali erano azzeccati, tutt’oggi non so spiegarmi come fosse possibile, perché non ero una bambina che chiedeva spesso di poter avere questo o quello, io mi accontentavo di quello che arrivava.

Crescendo è stato inevitabile scoprire il trucco dietro questa magia, ma la mamma l’ha mantenuta in vita preparando ogni anno un piatto di dolci per me, Andrea e papà, e magari accompagnandolo con delle calze, o un maglioncino…

Quest’anno, dopo 25 anni di tradizione, pare che la magia si andrà perdendo nella fitta nebbia che ha invaso la città. Mio fratello è in Nuova Zelanda, e non tornerà che dopo Natale, io sono via da casa per lavoro, e mia mamma preferisce non festeggiare la festa – che è diventata la nostra festa di famiglia – senza tutti i membri presenti.

Ora vi saluto, apro gli scuri della finestra e cercando di intravedere il lumino appeso in groppa all’asinello tenterò di guardare, finalmente, il volto di Santa Lucia