Un week-end fotografico

Questo fine settimana ho avuto la grandissima occasione di partecipare ad un workshop fotografico organizzato dal MiMA .

Per chi non conoscesse questa associazione, sappiate che si occupa di fotografia a 360°, non solo organizzando workshop tenuti da fotografi nazionali ed internazionali, ma anche tour fotografici, mostre, concorsi… insomma, ha un’offerta molto ricca e variegata tutta da scoprire.

Durante questo weekend si è parlato di Creative Portrait con la fotografa Agnès Spaak, che ci ha dapprima illustrato il suo lavoro e raccontato di come si è avvicinata a questo mondo artistico, per portarci poi nella camera di posa messa a disposizione dal fotografo veronese Maurizio Marcato, dove ad attenderci c’era tutto l’armamentario più all’avanguardia per lo shooting ed una modella professionista. Noi dovevamo portarci solo fotocamera e pc contenente un programma di editing – photoshop o lightroom o quello che più ci sembrava adatto.

Eravamo una decina tra neofiti e amatoriali rasentanti il semiprofessionismo, è stato molto interessante e divertente vedere le idee di ciascuno di noi, osservarci dirigere la modella, scegliere le luci, ed infine selezionare lo scatto che avremmo dovuto utilizzare per l’editing.

Lo scopo del workshop era lavorare sul ritratto modificato attraverso sovrapposizioni di differenti foto, in pieno stile Spaak. Io avevo le idee già piuttosto chiare del risultato che volevo raggiungere, e devo dire che lavorare con photoshop mi ha spiazzata non poco (io lo uso ma per cose minime, prima di questo weekend non ero decisamente in grado di utilizzare maschere e altro…), ma per fortuna Nicola (Nicolà, come lo chiama Agnès – che è francese), l’assistente della fotografa, si è dimostrato disponibilissimo e gentilissimo ad aiutare me e chiunque fosse in difficoltà nella realizzazione delle proprie idee.

Alla fine del workshop abbiamo mostrato i nostri lavori, spiegando come li abbiamo realizzati e che cosa intendevamo esprimere, è stato bellissimo confrontarci tra noi ed avere il parere finale di una fotografa professionista e il suo assistente super capace!

Beh, a questo punto spero siate almeno un po’ curiosi di vedere il mio lavoro… Bene, vi mostro ben 2 immagini. Nella prima, che è quella che ho scelto da presentare alla fine del workshop, ho voluto rappresentare l’energia, il senso della vita nella sua forma più primordiale e semplice. Nella seconda, che ho elaborata a casa per fare un po’ di pratica, ho raccontato una specie di favola nordica.

irene.centon.foto

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Invito all’arte

Ciao lettori wordpressiani e non!

Ho avuto un’estate parecchio burrascosa, mi sono sentita spesso come una protagonista di Beautiful – senza però avere i suoi soldi. Una stagione Areniana davvero intensa mi ha assorbito tempo ed energie ma questo non mi ha impedito di andare avanti con la mia vita.

Nuove amicizie, nuove conferme affettive, nuove svolte personali, nuovi progetti. Di questi ultimi ne ho parecchio in ballo, alcuni di essi mi spaventano a morte eccitano particolarmente.

La prima notizia è che tra poche settimane parto! Vado nella capitale delle baguettes e delle lumache per quasi un mese, a cercare di imparare il francese e diventare finalmente una vera snob.

La seconda notizia invece coinvolge non solo me, ma anche tutti gli appassionati e praticanti dell’arte. Sto partecipando alla fondazione di un’associazione artistica nella mia città! E’ un progetto un po’ ambizioso per essere ancora in fase embrionale, ma si cerca di puntare in alto da subito… siamo ottimisti!

A questo proposito vorrei invitare chiunque stia leggendo e che abiti in zona Verona (o che abbia voglia di venirci per l’occasione) alla presentazione ufficiale di ARTèVIT, il 13 settembre (sì, questo venerdì!) alle 18:45. Qui trovate più dettagli 🙂

La partecipazione è aperta anche a coloro che hanno dei progetti artistici in ballo, o che ne abbiano già realizzati. Potrete portare con voi le vostre opere (di qualsiasi genere esse siano, basta che non portiate un cavallo imbalsamato perché potrebbero esserci problemi di spazio) e mostrarle ai presenti, avendo modo di farsi conoscere. Sia chiaro, per artisti non si intendono solo scultori, pittori o fotografi, ma anche web designer, stilisti, orafi, mosaicisti, body painter…

Ora vi saluto, i preparativi sono sempre in atto e infatti all’alba delle 3 sto finendo di occuparmi dei testi per il sito internet… a breve online spero!

Cronaca di un giorno qualunque

Dopo una nottata finita in ore piccole, I. era stata svegliata all’alba dalla Figlia di Satana alias Il Labrador Nero alias Babù con dei sonori versi emessi vicino all’orecchio ed accompagnati dal presente di una scarpa tenuta tra le fauci della bestia e leggiadramente sventolata sulla faccia della dormiente.

Trattenuti a fatica gli istinti omicidi verso la cagna e facendo prevalere l’amore per questa bambinona pelosa a quattrozampe, I. aveva aperto a Babù e a Frida (l’altra pelosa, ma figlia di un demone minore) la porta che dava sul cortile, lasciandole scivolare all’esterno dove le due si lanciarono in folli correrse, giocate, pisciate e quant’altro che si intuisce anche se non lo scrivo. Avrebbe potuto tornare a letto a riposare ancora un po’, ma I. preferì mettere sul fuoco la moka per il caffè, riempire la brocca di quell’acqua fresca e limpida che solo sui monti si può trovare, spacchettare due muffin e apparecchiare il tavolino in metallo rosso sulla terrazza, dove i primi tiepidi raggi di sole illuminavano il panorama boschivo.

Nel frattempo anche l’amica a due gambe E. si era destata, il caffè era ormai pronto da versare, e la colazione in compagnia non poteva essere più piacevole.

Nella tarda mattinata, dopo aver chiacchierato allegramente, giocato con le quadrupedi e preparato una borsa contente acqua, birra, una bella insalatona mista, dei nuggets e del budino, le due ragazze si erano dirette verso un’altura poco distante. Posati a terra gli asciugamani avevano pranzato immerse nel verde, con i campanacci di pecore e mucche come unico sottofondo.

Novezza

 

I. fece il carico di natura e calma prima di salire in auto e tornare in città, dove era stata convocata a lavorare quella sera stessa. Diede un bacio a tutte le sue amiche, che avrebbe rivisto solo a notte fonda, salì in auto e partì.

Erano passati dieci anni dall’ultima volta che aveva assistito ad un concerto di Sir Paul, e questa volta poteva parteciparvi come lavoratrice. Un ruolo che le imponeva compostezza e serietà, ma che non le impediva certo di ascoltare e canticchiare! Alle ventitré il suo compito di maschera era concluso, ma dopo aver chiesto il consenso del capo decise di rimanere nell’anfiteatro a godersi lo spettacolo – stavolta senza porsi limiti nello scatenarsi a ballare e urlare a squarciagola ogni singola nota delle canzoni senza tempo del Macca e dei Beatles.

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Lo so, questa foto fa schifo. Ma è l’unica che ho quindi accontentatevi.

Alle una di notte I. si rimise in auto e cercando in ogni modo di combattere il sonno e la stanchezza – e per ogni modo intendo anche cantare sguaiatamente gli 883 che passavano in quel momento per radio – ripercorse tutta la strada dalla città alla montagna, facendo ben attenzione a non investire qualche animale notturno, ché sarebbe stato un vero peccato. Alle due finalmente raggiunse la casa dove le sue amiche E., Babù e Frida l’aspettavano assonate e un po’ rincoglionite oltre che contente di rivederla. Anche I. era contenta di essere tornata, era contenta della giornata intensa trascorsa in armonia ed era contenta di quel giorno qualunque.

Un giorno perfetto.