Vous parlez trés vite! – parte 1

Non riesco ancora a decretare quale sia stato il più buono che ho assaggiato, ma credo che quello al limone sia in cima alla classifica. Coloratissimi e golosissimi, questi maledetti Macarons costavano davvero una fortuna in quel di Parigi! Alla faccia del “dai, mi faccio un regalino, vado da Laduré…”! Una volta mi è bastata. Solo dopo due settimane, per caso ho scovato una bancarella a Montmartre che per meno della metà me ne dava di altrettanto colorati e gustosi e allora sono stata felice.

Sono arrivata nella Ville Lumière il 6 ottobre, dopo un viaggio rocambolesco che ha visto anche lo squartamento della ruota dell’auto con la quale stavo andando all’aeroporto di Orio al Serio accompagnata da mio fratello, e senza avere la ruota di scorta appresso.  Rischiavo di perdere l’aereo se mio padre non fosse venuto a recuperarmi e a portarmi di fretta alla meta, dove ho fatto controllo di sicurezza e imbarco in tempo record!

Una volta arrivata a destinazione, il mio alloggio era presso una giovane coppia originaria di Nantes che da 7 anni vive a Parigi; Aude lavora in banca e ha una passione spasmodica per la zumba e per la cucina, Raphael è un ingegnere di nonhobencapitocosa che viaggia molto per lavoro e che sia per aspetto che per modi di fare mi ricordava tantissimo Marshall di “How i met your mother”.

Fin dal primo giorno mi sono fatta conoscere come “colei che cammina un sacco”, battendo a piedi ogni zona della grande metropoli servendomi per i lunghi spostamenti della metropolitana. L’abbonamento settimanale mi ha salvata, anche se la fototessera che ho dovuto fare per la carta magnetica (pass Navigo) ha annientato la mia autostima.

Ma per quale motivo sono andata a Parigi, e perché ci sono rimasta tre settimane? La spiegazione è semplice: studio della lingua. Mi sono iscritta ad un corso intensivo presso una scuola locale (Accord) e dalle 9 alle 13 la mia giornata era impegnata sui banchi. Di pomeriggio invece, mi davo al turismo sfrenato.

Con l’ausilio della guida Lonely Planet ho organizzato le visite suddividendole per quartieri, proverò a raccontarvi cosa ho fatto…

Ho cominciato dal quartiere Marais, delizioso e vivace, che ospita Place de Vosges dove si trova un bellissimo giardino, il Musée Carnavalet – ovvero il museo che ripercorre la storia di Parigi dal medioevo fino ai primi del ‘900, attraverso le numerose stanze dalle pareti variopinte di quello che una volta era un palazzo nobiliare – la Maison de Victor Hugo. Da qui si può arrivare senza troppi problemi al Village Saint-Paul, una specie di mercato dislocato tra cortili, palazzi, giardini… Un gioiellino che non mi sarei aspettata di scoprire con tanto stupore.

Maison de Victor Hugo

Maison de Victor Hugo

Successivamente, partendo da Place de La Concorde (teatro di numerosi ghigliottinamenti nel periodo del terrore) ho raggiunto i Jardin de Teuilleries all’inizio dei quali, ubicato in una ex-serra, si trova il Musée de L’Orangerie. Qui è possibile rilassarsi e commuoversi nelle due stanze contententi le ninfee di Monet, che l’artista stesso ha donato alla città proprio per concedere ai suoi abitanti momenti di quiete, relax ed inner peace. Proseguendo nei giardini si arriva al Palais Royale, che ospita il Museo del Louvre, che immagino tutti conosciate. Ho anche avuto l’onore di vedere quella gran bruttezza della Monna Lisa – perché, diciamo la verità , non è davvero il quadro più bello di Leonardo, sebbene inspiegabilmente smuova le masse…

gioconda

Louvre pyramides

Non distante da questo po’po’ di regalità c’è il Forum Les Halles, che visto da fuori non è altro che un enorme cantiere, ma se si scendono le scale mobili si scopre che in realtà è un mega centro commerciale, dove potersi dare al pazzo shopping nei negozi più disparati – scordatevi Louis Vuitton e Cartier, quelli sono da un’altra parte!

Continuando il giro, ho poi deciso di recarmi all’Arco di Trionfo, imponente e maestoso, non me lo aspettavo così mastodontico! E’ anche possibile salire sulla sua terrazza, ma quando sono arrivata era in corso la cerimonia dell’accensione della fiamma per il Milite Ignoto, e gli accessi erano chiusi. Ho quindi optato per una passeggiata luuuunga luuuuuunghissima sugli Champs Elysées, guardando le vetrine dei negozi di lusso (devo essere sincera, non me ne fregava granché, ma non c’era alternativa) fino ad arrivare al Grand Palais, il palazzo con il tetto di vetro. Non distante si trova anche il Petit Palais, che è un museo d’arte moderna. Continuando sui Campi Elisi si arriva a Place de la Concorde, dove già ero stata. Da lì alle Galeries Lafayette non ci vuole molto, quindi farci un salto è quasi obbligatorio 🙂 . Se lo shopping non è la vostra passione, in questi grandi magazzini potete ammirare la cupola.

Come anticipato, per i lunghi spostamenti utilizzavo la metropolitana, questo mezzo oltre ad essere comodo e veloce, e anche piacevole grazie ai numerosi artisti che regolarmente si esibiscono tra corridoi e interno dei treni, non mancano poi i mendicanti, tutti con una storia da raccontare, alcune davvero spassose e recitate in rima o cantate.

Con questa immagine pittoresca ed underground chiudo il primo capitolo… a presto!

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