Il mio sabato

Fin da quando ero ragazzina, come la maggior parte dei teen-ager, uscivo il sabato con le amiche.

Mica come adesso, che il venerdì è il nuovo sabato e il sabato è il nuovo doposbronza del venerdì e il presbronza della domenica – cheppoi ci si lamenta che non c’è lavoro, però i venerdini stanno al bar grazie alla settimana “corta” e spendono e spandono in integratori in bicchiere (leggi alchool) per l’aumento della panza. E spendono e spandono in chirurgo per la riduzione della panza.

Ma vabbè. Torniamo a me.

Quando ero ragazzina, dicevo, il sabato era il giorno sacro. Fino ai 15 anni potevo uscire durante il pomeriggio e rientrare à la maison tassativamente alle 21:00. Con le mie amiche del cuore facevo il solito giretto nei soliti tre negozi economicamente accessibili del centro e, senza comprare nulla al di sopra dei 15€ – ovvero, quasi 3 settimane di risparmi – tornavo a casa a piedi.

Motorino nein. “Chitarra elettrica” avevo risposto quando mio padre mi aveva chiesto se volevo il due ruote o la sei corde. Mitica, sono mitica. Lo ero già allora.

Quando ero ragazzina, crescendo e arrivando ai 16 anni, le uscite hanno iniziato ad allungarsi e la compagnia ad ampliarsi. Ed è iniziato un periodo davvero divertente – come è giusto e normale che sia. Dai 16 fino ai 18 anni, uscivo con le mie amiche del cuore ed uno stormo di altre 10 persone almeno, conosciute qua e là nei nostri sabati pomeriggio. La fortuna di vivere in una piccola città, è che spesso è più facile fare gruppo. Il rientro a casa nel frattempo aveva raggiunto nuove tappe: dai 16 ai 17 anni e mezzo, tassativamente alle 22:30. Dai 17 e mezzo in poi, il coprifuoco era alle 24:00.

Che corse – a piedi, ricordiamolo – per tornare puntuale! Quante serate abbandonate proprio sul più bello.

Ma bando alle ciance. Dai 18 anni in su la mia voglia di uscire – visto che l’unico giorno concesso per la libera uscita era il sabato – si era fatta più pressante e sentita, ma si scontrava con il coprifuoken. La piccola città iniziava a stare stretta a me e ai miei amici, si progettavano gite fuori porta, ma come la mettiamo con il rientro di Cenerentola?

Macchina, nein.

C’è poco da dire, dai 19 anni è iniziata la netta separazione tra chi poteva muoversi e chi era inchiodato. Io ero nel secondo gruppo.

Ma vabbè, talasciamo la parentesi lagnosa e arriviamo ai giorni nostri.

Ieri pomeriggio mi sono fermata, come spesso faccio, alla bancherella di libri usati che si trova vicino a Zara di Via Mazzini. E, per la prima volta, ho acquistato lì un libro. Ero davvero emozionatissima! Credo di aver fatto tutta la via dello shoppping saltellando come un’ebete – e mettendo seriamente in imbarazzo l’orso domestico – e sorridendo tenendo tra le mani questo minuscolo libriccino che ora mi accingo a leggere.

Ieri sera, nonostante la stanchezza dopo un’intera serata passata a rispondere alle domande mongole di alcuni fans di Placido Domingo, ho deciso di andare a festeggiare una collega, per il suo compleanno. Ho conosciuto il ragazzo che suona reggae per il centro – e che trovo semplicemente MITICO! – e quello che suona flamenco – e che trovo semplicemente STREPITOSO!.

Le 04:35, mi dicono. Maledetto coprifire.