SONO TORNATA AD ESSERE UNA BAMBOCCIONA

cari wordpressiani, per chi ancora non conoscesse questo blog e le sue tematiche, ora è il momento giusto per l’approccio.

danordasudparliamone

Ciao Alessia,

ero molto titubante sul fatto di scriverti, un po’ perché non amo lamentarmi della mia situazione e un po’ perché – in fondo in fondo – non riesco ad accettare la realtà così come mi si sta presentando. Però a un certo punto ho pensato chissenefrega, le scrivo e vada come vada. Quattro anni fa, dopo un anno di DAMS all’università Padova e dopo aver capito che non era la strada giusta per me, ho deciso di abbandonare gli studi, di trovare un lavoro e di andare a vivere da sola. E così ho fatto. Mi sono diplomata all’istituto tecnico per il turismo, ho studiato 3 lingue straniere (inglese, francese e russo) alle superiori e un po’ alle scuole medie e un po’ durante il lavoro estivo in Arena ho approfondito anche il Tedesco. Non mi sono mancati viaggi studio all’estero, scambi culturali, amici di penna stranieri. Tutto ha…

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Sommersa dalle scartoffie

Anche questo è parte della vita universitaria.

Ho iniziato uno stage lavorativo che mi dovrebbe fruttare dei punti di credito, e portare un po’ di esperienza pratica nel mio curriculum. Uno stage finanziariamente poco utile, ma spero lo sarà molto professionalmente.

Anyway, ho dovuto preparare un casino di scartoffie, portarle in facoltà, scegliere il tutor universitario, riportare le carte in dipartimento stage, portare le scartoffie in ditta, farle firmare DINUOVO e inviarle via fax DINUOVO all’ufficio stage. Ho rischiato di fare solo un gran casino, perché tendo a dimenticarmi le cose quando sono troppe, e a farne solo una parte e anche a farla male! Ma credo di esserci riuscita. Sono partita da casa alle 8 di stamattina e sono tornata alle 17:00, 4 ore totali di treno, il rimanente tempo passato camminando tra i Rii e le Calli, le stazioni i binari i miscusièliberoquestoposto?, i ègiàarrivatoilprofessore?sìmaègiàimpegnato e le attese lunghe lunghissime, dal treno in ritardo di 20 minuti (mi sarei stupita del contrario) all’attesa per il proprio turno. Caldo dentro, freddissimo fuori, perché è novembre accipicchia!

Sono davvero orgogliosa di me. Alla fine del mio èercorso universitario sarò bravissima a districarmi tra i regolamenti, le triplici copie, le marche da bollo, gli uffici le prenotazioni i cambi repentini di trenibinarioraricittà.

Sarò bravissima a girovagare per gli uffici, ormai senza uno scopo preciso, perché avrò finito l’università.

Mi ritroverò a telefonare agli impiegati comunali solo per avere un po’ di compagnia.

Passerò i momenti più belli della giornata in stazione, scegliendo un treno qualsiasi e andando chissà dove, perché ormai non saprò più come ci si comporta fuori dai binari in alcuni orari. Trenitalia, ti prego, non mi abbandonare proprio nel momento del bisogno!

Ripudierò tutta la cucina sana, la colazione, il pranzo la cena e la merenda, mi recherò solo nei self point a inserire monetine nelle macchinette, manco fossero slot-machines, e avrò i brufoli fino a sessant’anni. Sarò giovane per sempre!

Supplicherò l’ESU di farmi ancora alloggiare nelle sue stanze, tra i coltivatori di cannabis e gli adoratori metallari di satana.

E se tutto ciò non sarà possibile?

Che ne sarà di me, povera piccola ragazza laureata?