Saldi finiti, stipendio salvato

Le svendite qui al nord sono iniziati da pochissimo, ma la merce in saldo è poca e i prezzi sono allucinanti. Se voglio trovare qualcosa della mia taglia devo accorrere i primi giorni o rischio di non trovare più nulla. Questo è un messaggio per le donne normotaglia: inutile che invidiate noi pali informi per la magrezza, perché NOI ai saldi non troviamo mai la nostra misura!!! E in più, come già detto, siamo PALI INFORMI! Viva le curve, perdinci!

Quest’anno mi sono imposta di evitare i negozi carini low-cost come Zara, H&M e Stradivarius, dai quai di solito esco piena zeppa di shopper colme di magliette & Co. No, quest’anno ho deciso di optare per il cosìddetto “poco ma buono”, dato che ad ogni cambio di stagione mi ritrovo a dare in beneficenza o ai vicini con bimbi in crescita il malloppo di abiti acquistati la stagione precedente (non so la vostra lavatrice, ma la mia mi risucchia le taglie!!!). Per rendere l’idea, quest’anno ho praticamente svuotato l’armadio e mi sono ritrovata con 4 t-shirt (10, se contiamo quelle dei gruppi musicali IMMETTIBILI ma che non darò mai via), 2 abiti estivi, un paio di jeans e un paio di shorts.

Un po’ online, un po’ in negozietti di nicchia, ho fatto il mio shopping folle. Spesa minima, costo da capogiro. Ma cercherò di non pensarci. Anzi, ora che ci penso anche se non dovrei, tutto sommato se considero che queste cose mi dureranno una vita – spero – ho pure risparmiato! Sì, quest’ottica mi sconfinfera assai.

Dunque, nonostante questo non sia un blog di quelli fesciònvictim, stavolta vi cuccate le foto delle mie compere!

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Una cuffia per capelli di quelle SERIE (ogni volta mi bagno mezza testa durante la doccia), un beauty capiente e coi pois che rimpiazzano i buchi del mio beauty solito, un paio di ciabattine/infradito che sinceramente speravo fossero più comode. Questi sono gli acquisti che arrivano direttamente dall’UK, shop online di Cath Kidston. Poi, un bikini Bikini Lovers fiorelloso con le peonie (solo adesso scopro che forma hanno), un paio di cerchietti per tenere in ordine i ciuffi della mia chioma leonina, un braccialetto, una collana con un simbolo decisamente massonico, un paio di orecchini con la clip – avendo i lobi sensibbbili ho deciso di non stuzzicarli più con materiali ferracciosi. Ah, per le dame che hanno il mio stesso problema e per i messeri che amano indossare gli orecchini ma non hanno i fori, sappiate che da Stella Z sostituiscono con la clip le chiusure di quasi ogni tipo di orecchino!

 

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Un paio di pantaloncini Souvenir in tessuto svolazzoso e molto spiaggiastyle gialli (il mio colore preferito insieme al blu e al rosa) con decori neri, in alto da sinistra c’è una maglietta/camicetta in seta con una fantasia triangolosa, a seguire una camicetta grigio/tortora a maniche lunghe in cotone (entrambe di Nice Things trovate in un negozietto in centro in una viuzza un po’ imbucata), e infine una maglietta bianca a pois rossi presa dal sopraccitato sito di Cath Kidston.

Nicethings

 

Infine, una sciarpina in cotone di Nice Things in tinta con la camicetta descritta sopra.

Che dire, mi sento molto soddisfatta e un po’ economicamente allegerita, ma devo dire che con la tattica prima-metto-via-i-risparmi-poi-spendo non mi sento in preda all’ansia. Mi restano ancora soldi per il corso di sheepdog (durante il quale posso usare le magliette delle band eheh) e per le emergenze. Ben fatto!

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Il mio sabato

Fin da quando ero ragazzina, come la maggior parte dei teen-ager, uscivo il sabato con le amiche.

Mica come adesso, che il venerdì è il nuovo sabato e il sabato è il nuovo doposbronza del venerdì e il presbronza della domenica – cheppoi ci si lamenta che non c’è lavoro, però i venerdini stanno al bar grazie alla settimana “corta” e spendono e spandono in integratori in bicchiere (leggi alchool) per l’aumento della panza. E spendono e spandono in chirurgo per la riduzione della panza.

Ma vabbè. Torniamo a me.

Quando ero ragazzina, dicevo, il sabato era il giorno sacro. Fino ai 15 anni potevo uscire durante il pomeriggio e rientrare à la maison tassativamente alle 21:00. Con le mie amiche del cuore facevo il solito giretto nei soliti tre negozi economicamente accessibili del centro e, senza comprare nulla al di sopra dei 15€ – ovvero, quasi 3 settimane di risparmi – tornavo a casa a piedi.

Motorino nein. “Chitarra elettrica” avevo risposto quando mio padre mi aveva chiesto se volevo il due ruote o la sei corde. Mitica, sono mitica. Lo ero già allora.

Quando ero ragazzina, crescendo e arrivando ai 16 anni, le uscite hanno iniziato ad allungarsi e la compagnia ad ampliarsi. Ed è iniziato un periodo davvero divertente – come è giusto e normale che sia. Dai 16 fino ai 18 anni, uscivo con le mie amiche del cuore ed uno stormo di altre 10 persone almeno, conosciute qua e là nei nostri sabati pomeriggio. La fortuna di vivere in una piccola città, è che spesso è più facile fare gruppo. Il rientro a casa nel frattempo aveva raggiunto nuove tappe: dai 16 ai 17 anni e mezzo, tassativamente alle 22:30. Dai 17 e mezzo in poi, il coprifuoco era alle 24:00.

Che corse – a piedi, ricordiamolo – per tornare puntuale! Quante serate abbandonate proprio sul più bello.

Ma bando alle ciance. Dai 18 anni in su la mia voglia di uscire – visto che l’unico giorno concesso per la libera uscita era il sabato – si era fatta più pressante e sentita, ma si scontrava con il coprifuoken. La piccola città iniziava a stare stretta a me e ai miei amici, si progettavano gite fuori porta, ma come la mettiamo con il rientro di Cenerentola?

Macchina, nein.

C’è poco da dire, dai 19 anni è iniziata la netta separazione tra chi poteva muoversi e chi era inchiodato. Io ero nel secondo gruppo.

Ma vabbè, talasciamo la parentesi lagnosa e arriviamo ai giorni nostri.

Ieri pomeriggio mi sono fermata, come spesso faccio, alla bancherella di libri usati che si trova vicino a Zara di Via Mazzini. E, per la prima volta, ho acquistato lì un libro. Ero davvero emozionatissima! Credo di aver fatto tutta la via dello shoppping saltellando come un’ebete – e mettendo seriamente in imbarazzo l’orso domestico – e sorridendo tenendo tra le mani questo minuscolo libriccino che ora mi accingo a leggere.

Ieri sera, nonostante la stanchezza dopo un’intera serata passata a rispondere alle domande mongole di alcuni fans di Placido Domingo, ho deciso di andare a festeggiare una collega, per il suo compleanno. Ho conosciuto il ragazzo che suona reggae per il centro – e che trovo semplicemente MITICO! – e quello che suona flamenco – e che trovo semplicemente STREPITOSO!.

Le 04:35, mi dicono. Maledetto coprifire.